La fotografia e l’architettura delle colonie per l’infanzia negli Archivi della Fondazione Dalmine

La fotografia e l’architettura delle colonie per l’infanzia

negli Archivi della Fondazione Dalmine

 

Cristina Boniotti

 

 

Le colonie per l’infanzia attestano un fenomeno sociale e architettonico che si diffuse a partire dalla seconda metà dell’Ottocento e che per oltre un secolo ha interessato numerose località, non soltanto italiane. Da un lato rappresentano parte della storia della salute, dell’educazione e delle istituzioni che si sono occupate dell’infanzia, dall’altra introducono un tema di dibattito e di sperimentazione sull’architettura, sui suoi tipi e linguaggi rappresentativi, sulla relazione con il territorio naturale in cui all’origine erano state poste, che si svolge lungo un ampio arco temporale ed i cui segni superstiti pongono oggi il problema della loro utilizzazione contemporanea.

Il regime fascista alimentò la diffusione di questi istituti come veicolo di propaganda, al fine di contribuire alla formazione fisica e morale delle nuove generazioni e numerosi industriali italiani videro nelle colonie il mezzo attraverso cui rafforzare il senso di appartenenza all’azienda e formare una nuova manodopera sana ed efficiente. Su tale spinta le colonie, nel breve volgere di pochi anni, divennero edifici di grandi dimensioni in grado di ospitare centinaia di bambini contemporaneamente, caratterizzate da una dimensione fuori dall’ordinario e da estesi spazi verdi di pertinenza, divennero oggetto di sperimentazione del linguaggio architettonico attraverso diverse soluzioni compositive: da una parte il rigore funzionalista e igienista del razionalismo, dall’altra l’impiego di allegorie formalistiche con riferimenti neofuturisti.

I fondi fotografici degli archivi della Fondazione Dalmine narrano l’architettura delle colonie commissionate dall’omonima impresa siderurgica radicata nel territorio lombardo, come testimonianza della storia economica e sociale. La Dalmine aveva infatti messo a disposizione fin dagli anni venti una colonia elioterapica gestita dalla direzione sanitaria dello stabilimento. A questa seguirono nel 1933 la colonia montana di Castione della Presolana, in provincia di Bergamo, nel 1936 quella marina di Riccione e nel 1941 quella di Trescore Balneario, con la trasformazione di un’antica villa in colonia crenoterapica e dotata di un padiglione per le cure termali.

PALAZZO LOMBARDIA

(Sala Biagi, ingresso n. 4, 1° piano)

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