1933, l’attenzione di Giedion sul rapporto tra il mito del Mediterraneo e la modernità

1933, l’attenzione di Giedion

sul rapporto tra il mito del Mediterraneo e la modernità

 

Matina Kousidi

 

 

Basandosi su materiale fotografico dagli archivi privati di Sigfried Giedion, conservati presso l'Istituto per la Storia e la Teoria dell’Architettura del Politecnico Federale di Zurigo, questo contributo si concentra sull'attenzione dello svizzero storico dell'arte sul territorio mediterraneo della Grecia, in occasione della quarta riunione del Congrès Internationaux d'Architecture Moderne, che deriva sia dalla sua lente visiva che da quella letteraria. In questo modo, esplora l'importanza storiografica di questo momento temporale, non tanto nel segnare il punto iniziale del declino del movimento moderno (De Seta 1980), quanto nel porre rinnovata enfasi sul tema della ‘mediterraneità’ dall'interno del discorso del primo moderno.

Osservando le estensioni del tema al di là della Grecia e in tutta la vicina Italia, questo studio aspira a tracciare analogie, in entrambe le regioni, di riconoscimento della tradizione come “una delle radici del nuovo” (Muntoni 1997). Si cerca, quindi, nel contesto del primo dei congressi ‘romantici’, contro uno sfondo di splendore scenico” (Banham 1986) che proponeva di definire le tipologie della città funzionale, di rivisitare - in un periodo di industrializzazione, meccanizzazione e agitazione socio-politica - il dialogo del modernismo con il passato dell'area mediterranea, riflesso nelle architetture storiche vernacolari e anonime in essa situate.

Ad architetti provenienti dal nord Europa - come Le Corbusier, Bernard Rudofsky, Erich Mendelsohn - che non avevano visitato la Grecia in precedenza, Giedion offrì, il 1° agosto 1933, la possibilità di visitare questa regione del Mediterraneo per la prima volta; contrariamente a Le Corbusier, che favoriva il disegnare oltre che il fotografare, catturò i temi di suo interesse durante tutto il viaggio solo con la sua macchina fotografica, aggiungendo le sue alle documentazioni visive di Carlo Hubacher e di László Moholy-Nagy.

Questo patrimonio fotografico ci permette oggi di intrecciare l'analisi visiva con la lettura dei manoscritti di Giedion su tale viaggio e di esaminare la sua comprensione del mito del Mediterraneo come radice dell’architettura modernista occidentale, anche all'interno di uno più ampio discorso storiografico sulla modernità e la ‘mediterraneità’, che ha suscitato un rinnovato interesse nel corso dell'ultimo decennio.

 

 

 

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