Fotografia e architettura rurale, Giuseppe Pagano, Roberto Pane ed Edoardo Gellner a confronto

Fotografia e architettura rurale,

Giuseppe Pagano, Roberto Pane ed Edoardo Gellner

a confronto

 

Angela Gagliardi

 

 

Lo studio affronta il tema dell’architettura rurale vista attraverso gli obbiettivi di tre architetti, Giuseppe Pagano (1896-1945), Roberto Pane (1897-1987) ed Edoardo Gellner (1909-2004), che hanno individuato nel mezzo fotografico il modo migliore di esprimere la quantità e la qualità di questo patrimonio.

È interessante mettere a confronto il diverso approccio e le modalità con cui i tre architetti hanno ripreso la stessa tipologia di paesaggi, considerando che sono stati pionieri in Italia nell’applicare alle architetture rurali la raccolta sistematica di informazioni offerta dalla fotografia, più veloce e più oggettivo del disegno. Ci hanno così lasciato imponenti banche dati fatte testimonianze di realtà ‘minori’ e rurali, talvolta scomparse, e apprezzabili ormai solo attraverso la loro documentazione fotografica e cinematografica.

È diverso il modo in cui si misurano con la macchina fotografica: Pagano vive la scoperta della fotografia con l’entusiasmo del ‘cacciatore’ e coinvolge Roberto Pane in occasione della Triennale di Milano del 1936; mentre Gellner, a partire dal 1957, costruisce con paziente meticolosità e ferrea organizzazione il suo imponente archivio di negativi, provini e fotografie del paesaggio e dell’architettura alpina.

Differenti sono anche le intenzioni di ciò che attraverso le riprese del mondo rurale vogliono trasmettere: Pagano raccoglie un ‘vocabolario di immagini’ nel quale leggere la modernità di queste forme primitive da opporre alla visione folcloristica della retorica fascista; Roberto Pane si dedica a documentare la fragile bellezza di questo patrimonio per mettere in luce l’urgenza di trovare strumenti per la conservazione di questi paesaggi, richiamando l’attenzione anche sulle ricadute socioeconomiche dell’abbandono delle campagne del Sud Italia. Gellner, infine, unisce finalità legate alla progettazione all’intento di promuovere la conservazione: utilizza il suo archivio fotografico per costruire le sue idee compositive sul contributo della moderna architettura al paesaggio alpino e al tempo stesso per raccogliere e divulgare le testimonianze del costruire ‘anonimo’ da considerare patrimonio culturale.

 

PALAZZO LOMBARDIA

(Sala Biagi, ingresso n. 4, 1° piano)

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