Nell’obiettivo di un architetto moderno milanese. Le fotografie di Gian Luigi Banfi

Nell’obiettivo di un architetto moderno milanese.

Le fotografie di Gian Luigi Banfi (BBPR)

 

Federico Alberto Brunetti

 

“Ci scambiavamo le immagini”: Questa spontanea frase dettaci da Lodovico Barbiano di Belgiojoso mentre sfogliava l’anastatica dell’album delle fotografie di Gian Luigi Banfi (1910-1945) ci aprì uno spiraglio inedito nella ricerca - suggeritaci da Julia Banfi ancora nel 1995 - mentre cercavamo di intrecciare il ricco apparato fotografico lasciato dall’architetto dei BBPR scomparso a Mathausen nel 1945, attraverso una serie di interviste con alcuni testimoni della sua generazione. Belgiojoso si riferiva alle fotografie che i BBPR, Pagano e altri architetti del milieu milanese, utilizzavano come esempio, indizio e illustrazione per mostrare le proprie intuizioni, esperienze, viaggi e sopralluoghi svolti con una Leica in borsa.

Dalle immagini di Banfi, come di altri di questi architetti-fotografi, emergono una profonda maturità espressiva e uno spontaneo rigore compositivo, sicuramente sintomo delle radici colte nella formazione degli architetti di queste prime generazioni di laureati nella facoltà di architettura a Milano del 1932. Si trattava di giovani professionisti orientati alla modernità, formatisi ancora sulla sapienza compositiva riferita alla tradizione classica, approfondita come fonte originaria, canonica e archetipica, dei sistemi proporzionanti.

Fotografare con una Leica significava poter catturare e comporre la percezione istantanea di un attimo significativo del visibile, colto persino nelle vedute delle più consuete abitudini personali e sociali: le condizioni essenziali in cui la forma della vita si dà come inequivocabile condizione per il progetto moderno. Non si trattava di ‘fotografia pittorica’, estetizzante e artificiosa, né di ‘fotografia astratta’, geometrica cristallizzazione del reale, ma ‘fotografia pura’, come nitida e istantanea osservazione della forma nel presente, come atto cognitivo per un atlante notazionale dell’uomo-architetto. Si potrebbe definire, parafrasando Erwin Panofsky, una ‘fotografia pura’ come forma simbolica dell’architetto moderno.

PALAZZO LOMBARDIA

(Sala Biagi, ingresso n. 4, 1° piano)

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